Torre di Scab’e Sai, un crollo che si poteva evitare?


Il 22 agosto 2012 è crollata la torre di epoca spagnola di Scab’e Sai, eretta a guardia della costa di San Vero Milis alla fine del XVI secolo. La fortificazione, situata sul bordo di una falesia alta 32 metri, nel promontorio omonimo, è caduta in gran parte in mare. Faceva parte di un elenco di tredici torri  di particolare rilevanza storico artistica, paesaggistica e ambientale  che la Regione Sardegna nel settembre 2008 aveva affidato alla Conservatoria delle Coste della Sardegna, l’agenzia tecnico operativa della Regione, affinché le salvaguardasse, le tutelasse, le valorizzasse.

Sul sito della Conservatoria delle Coste si legge “Francesco Vico fa risalire la costruzione della torre al 1639 ma già nel 1578 su uno scritto del viceré De Moncada, si legge che sull’allora chiamato Monte Perdosu (qualche anno dopo Stationem Capitis Albi), sovrastante cala Su Pallosu, dovrà essere innalzata una torre dal costo di 150 ducati. Verrà costruita e sostenuta dai campidanesi”

La torre di Scab’e Sai era gravemente danneggiata, la parte che dava sul mare era erosa alla base e una crepa la divideva in diagonale.

Dal 2008 ad oggi si poteva salvare? Ecco come proseguono gli avvenimenti.

Nel giugno 2009 la Conservatoria delle Coste conclude il progetto preliminare, stimolando un ulteriore approfondimento progettuale, composto da un sub-progetto per ognuna delle torri da salvare, per contribuire a produrre un campionario di casistiche utili a stabilire un approccio standard per il restauro di questo genere di beni fortilizi costieri.

Finalmente, nel luglio 2009, esce il bando di gara d’appalto dei lavori. Nel gennaio 2010 c’è l’aggiudicazione definitiva all’impresa. A luglio 2010 il direttore della Conservatoria indice la conferenza di servizi, da tenersi a fine settembre 2010. A marzo 2011 esce il bando di gara per l’affidamento dei servizi di ingegneria concernenti le prestazioni di assistenza al responsabile unico del procedimento, di direzione operativa, nonché di coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione. A giugno l’aggiudicazione definitiva. A gennaio 2012 c’è una segnalazione d’allarme e quindi un nuovo progetto concordato con le parti, la Soprintendenza, l’Ufficio tutela del paesaggio,  il Servizio Demanio della regione, il comune di San Vero Milis e tanti altri. Il direttore della Conservatoria delle Coste, in un sopralluogo alla torre, dichiara che l’inizio dei lavori avverrà immediatamente con un intervento di autoconsolidamento della torre: “ una sua cerchiatura che permette di bloccare la frattura ed evitare la sfaldatura della torre stessa… e poi attraverso una sistema di tiranti ancorati a monte nella parte più stabile del terreno con dei contrappesi riusciamo sicuramente a impedire definitivamente che la torre possa ruotare e cadere in mare… il cantiere durerà dieci o dodici giorni, massimo, quindi riusciamo ad essere estremamente veloci ed efficaci. Detto questo, la soluzione che noi abbiamo subito proposto è quella di arretrare la torre e quindi spostarla fisicamente e portarla in una parte del terreno che è quella più vicina… La scelta su questa ultima ipotesi è in mano al ministro che deciderà effettivamente l’opportunità di fare questa operazione”.  Per spostarla c’è bisogno di chiedere al ministro.

Ad agosto gli avvenimenti, è proprio il caso di dirlo, precipitano. E l’eco del crollo si sente nei giornali sardi, ma la cronaca dei fatti lascia il dubbio che la torre si potesse salvare. Le torri costiere sono testimonianza di quasi cinquecento anni della nostra storia; oltre al dovere della salvaguardia sarebbe utile valorizzarle. La Torre Grande che sorge nella omonima frazione di Oristano ha una vista splendida su tutto il golfo, ma gli infissi stanno marcendo. Nei locali, dove già qualche mostra è stata fatta, si potrebbe ospitare l’illustrazione della storia, della struttura, della funzione svolta dalla torre, magari modellini di navi dell’epoca. Sarebbe un richiamo per quelli che non cercano esclusivamente sole e mare, si potrebbe far pagare una modica cifra all’ingresso e dare lavoro a qualche disoccupato.

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5 thoughts on “Torre di Scab’e Sai, un crollo che si poteva evitare?

  1. Viviamo in un sistema talmente imbrigliato dalle norme che nessuno è riuscito a imbrigliare la torre. E’ il risultato d’una situazione paradossale che prevede il convergere, sullo stesso metro quadro di terreno, di responsabilità, interessi ed autorità talmente differenti da risultare spesso inconciliabili, il tutto dilatato su una lunghezza di tempo di cui le leggi di natura e della scienza si prendono gioco a piacimento.

    • Che piacimento può avere la natura a far crollare una torre? Lei è troppo fatalista, signor Policano. Le situazioni le fanno gli uomini e gli uomini le cambiano. In casi come questo bisognerebbe imbrigliare quelli che avevano in mano le briglie e non hanno imbrigliato, anziché lasciarli a briglia sciolta

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