Memento Arte Or inaugura il nuovo spazio espositivo all’hotel Duomo con il vernissage di Mauro Podda


L’arte contemporanea ha un nuovo spazio a Oristano, grazie alla collaborazione tra l’associazione MAO (Memento Arte Or) e l’hotel Josto al Duomo. Non è semplicemente una sala in cui esporre, ma l’inizio di un percorso volto a favorire la produzione e diffusione della creazione artistica contemporanea attraverso un network internazionale e locale, come sottolineano le organizzatrici Claudia Loi e Desirée Spadafora, le due giovani storiche dell’arte che da anni si occupano di far conoscere giovani talenti locali e sensibilizzare i cittadini all’arte e alla cultura. Inaugura la nuova sala espositiva la mostra di pittura Se il tempo si fermasse…, dell’artista Mauro Podda, impegnato ormai da anni nel panorama culturale sardo.

Claudia, è da un po’ che si sente parlare di voi come curatrici di mostre, dall’Hospitalis Sancti Antoni, all’Antiquarium Arborense, a Palazzo Boyl, ai locali del Consorzio Uno, per citarne alcune, ma anche in luoghi insoliti per un’esposizione d’arte…

Si, abbiamo fondato la nostra associazione nel 2007, da allora abbiamo organizzato esposizioni anche all’interno di locali commerciali, bar e negozi. A Palazzo Boyl abbiamo esposto per tre anni in collaborazione con il comune di Milis…

E’ difficile fare tutto questo attraverso un’associazione non profit?

E’ dura, si va avanti per passione. Diciamo che riusciamo a far quadrare i conti, facciamo da sole la grafica e la comunicazione. L’importante è avere idee, seguire un progetto, una linea dall’inizio alla fine.

Ora che siete impegnate in questo progetto non esporrete più nei bar, nei ristoranti, nelle case? (mi risponde Desirée)

Quello di esporre nei locali è un discorso interessante che noi non abbandoneremo mai totalmente; è certamente più impegnativo, specie se si fa spesso. In uno spazio come questo possiamo fare un altro tipo di presentazione, l’arte è per tutti ma a volte va anche vissuta in silenzio. Peraltro questa è la sala di un albergo, quindi non ci allontaniamo poi tanto dalla nostra idea iniziale di utilizzare anche spazi inusuali. E’ però un luogo di riferimento in cui possiamo presentare gli artisti uno per uno, si può venire dalle 10 di mattina alle 10 di sera. Gli stessi clienti dell’albergo che passano hanno la possibilità di vedere la mostra, noi lasciamo a loro disposizione il materiale informativo.

 

Quindi possiamo dire che d’ora in avanti questo spazio sarà a disposizione degli artisti oristanesi che volessero esporre?

Certamente, non solo oristanesi. Faremo dei progetti a cadenza mensile, siamo interessate a conoscere nuovi artisti, che siano di Oristano o di fuori, nell’ambito delle arti figurative.

Mauro Podda, pittore dalla tecnica sicura, ci porta in un viaggio nel tempo, attraverso un universo figurale fatto di cieli stellati, di occhi fluttuanti, di uomini senza volto, di volti senza una persona. A volte gli occhi non sono dipinti sulla tela del quadro, ma sono più vicini allo spettatore, legati con un filo di nylon alla cornice, e vibrano con gli spostamenti d’aria. Altre volte si stagliano dallo sfondo grazie a un sottile stelo di rame, simili a fiori che ti guardano.

Mauro, l’evento artistico di apertura è il tuo, come è nata l’idea di questa mostra?

Sono contento di inaugurare, è un progetto importante anche perché a Oristano, da quando ha chiuso la galleria Carlo Contini è venuto a mancare uno spazio espositivo classico, nel centro della città. Ora c’è di nuovo. Per quanto riguarda la mia esposizione, l’ispirazione me l’hanno fatta venire le mie figlie. Le vedevo mandare sms per ore, usando entrambi i pollici velocissimi, e mi sembravano fuori dal tempo, fuori dalla realtà. Però se chiedevo loro una cosa, mi rispondevano sensatamente. Continuavano a mandare il messaggio ma riuscivano a interagire con me: il loro tempo era sicuramente diverso dal mio.

E il tuo stile da dove nasce?

A dir la verità, sin da bambino disegnavo figure particolari, esseri filiformi con un occhio al posto della testa o occhi volanti. Poi qualcuno mi aveva detto di smetterla e, come si sa, un bambino è facilmente mortificabile; dunque lasciai perdere. Poi da ragazzo certamente sono stato influenzato dal surrealismo di Dalì, ma per rimanere in Sardegna, anche da Antonio Atza.

Infine domando a Elisabetta Fais di Josto al Duomo come è nata l’idea di diventare partner di questa iniziativa.

Abbiamo iniziato già da prima di venire qua, nel ristorante che gestivamo in precedenza. Ci chiesero di esporre quadri nel locale e da lì si formò un piccolo giro di artisti che esponevano a turno una volta al mese. La clientela apprezzava molto il fatto che il locale cambiasse veste ogni mese. A volte i quadri piacevano molto, a volte no; comunque facevano discutere e creavano un rapporto di comunicazione che abbiamo deciso di instaurare anche qua ed è nata la collaborazione con MAO. Siamo certi che dare agli artisti locali uno spazio serva a far tornare la cultura nelle piazze e che da questa iniziativa possano nascere opportunità interessanti. Inoltre con gli ospiti dell’albergo si crea un livello di comunicazione più alto, che lascia un segno, e questo è un plusvalore anche per noi.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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