Viaggio Bi direzionale, mostra fotografica di Valeria Murgia


foto murgia

Il project space Askosarte ospita la mostra Viaggio Bi direzionale della fotografa oristanese Valeria Murgia. Ciò che il titolo suggerisce diventa chiaro appena si entra nei locali di via Trento a Solarussa: il progetto artistico è diviso in due parti distinte, una è dedicata alla fotografia concettuale e l’altra alla street photography.

Quali sono le direzioni di questo viaggio lo chiediamo all’autrice stessa:

Le direzioni sono dentro e fuori, la parte dedicata alla fotografia concettuale è a sua volta suddivisa in due percorsi. Il primo è dedicato alla bambina che non esisteva, del libro omonimo di Siba Shakib ambientato in Afghanistan. Ho ricostruito il vissuto di questa bambina, costretta da vincoli familiari e sociali a comportarsi come un maschio. Gli scatti rappresentano le sue emozioni [ritratti N.d.R.]ma anche gli oggetti che la legano alla suo ruolo forzato[pistole giocattolo, modellini di carrarmato N.d.R.] fino a quando riesce a riappropriarsi della propria natura.

L’altro percorso concettuale è forse qualcosa di più universale, non è ispirato a un personaggio specifico…

Esatto, è un viaggio nell’anima attraverso differenti stati emozionali, è un entrare dentro di sé per poi riuscirne e ricongiungersi al mondo con una consapevolezza nuova, uno sguardo diverso che dal dentro si proietta ora nel fuori.

A proposito di fuori, passiamo alla parte dedicata alla street photography…

Si, è il viaggio esteriore, anche se in realtà non è mai totalmente distinto da quello interiore; diciamo che in certa misura si compenetrano. Quello della street photography è l’ambito a cui mi sto dedicando maggiormente in questo periodo.

Sono foto scattate in luoghi diversi…

Si, nel viaggio esteriore ho voluto mischiare, ci sono foto fatte in Sardegna e foto fatte nel resto del mondo.

Hai voluto trovare un trait d’union?

No, soltanto hanno in comune la strada. Perciò ho voluto utilizzare come didascalia la frase di Bukowski “La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”

Sembra quasi che tu voglia un po’ privare della dimensione temporale certe fotografie. E’ una scelta deliberata?

No, probabilmente è inconscia. D’altra parte i miei ispiratori sono fotografi di un altro tempo, come Cartier Bresson, Erwitt, Vivian Maier, quindi penso sia per questo che in certe foto, per quanto contemporanee, c’è un po’ il sapore di altri tempi.

Hai intenzione di lasciare da parte i lavori concettuali e dedicarti di più alla street photography?

Per adesso si. Sento l’esigenza di viaggiare come fosse un bisogno fisiologico, ma non ho un programma definito su ciò che farò, dovrei farmi fare le carte per saperlo.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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