Frati fritti o fatti fritti? Meglio parafrittus


foto larosadimonte.blogspot.it

Siamo a Carnevale, periodo di festeggiamenti, mascherate, scherzi, giostre equestri, balli, ma anche di dolci, soprattutto fritti.  A proposito di questi ultimi, di recente mi è capitato di notare che sempre più persone chiamano “fatti fritti”, invece di “frati fritti”, le ciambelle di farina fritte cosparse di zucchero. Io ho sempre ritenuto corretta la definizione “frati fritti” perché sono marroni e hanno lungo la circonferenza una strisciolina più chiara, dove arriva il livello dell’olio in frittura, per cui ricordano l’immagine dei frati, che hanno il saio marrone e il cordone chiaro in vita. Mi è sempre piaciuto questo nome fantasioso e goliardico, nato in un carnevale di chissà quanto tempo fa.  In sardo si chiamano paras frittus e questo farebbe pensare che la parola composta “frati fritti” sia la traduzione letterale in italiano del nome sardo, un calco morfologico, come direbbero i filologi. Il calco è un procedimento di formazione delle parole che spesso serve a colmare una lacuna lessicale: ad esempio la lingua italiana non aveva un termine per indicare un palazzo alto come un grattacielo e ha preso in prestito la parola inglese skyscraper (sky, cielo- scraper, che gratta). In Toscana, nella zona di Pisa,  esistono dolci molto simili che si chiamano “frati fritti”. Questo potrebbe far pensare che il nome sardo paras frittus sia a sua volta una traduzione dal pisano, risalente al periodo delle Repubbliche Marinare. Ad ogni modo, perché in Sardegna si sta diffondendo la forma “fatti fritti”? Si può pensare che “fatti fritti” sia una lectio facilior : la maggioranza delle persone non riesce più a capire il senso della parola “frati fritti” poiché non collega più l’immagine del frate a quella del dolce, pensa che ci sia un errore nel nome e ne adotta uno simile, a cui riconosce un significato letterale più facile, più logico. E’ una spiegazione esaustiva? No, perché a Pisa i “frati fritti” non hanno cambiato nome. Dunque i pisani riescono ancora ad associare l’immagine del dolce a quella del frate mentre i sardi no? In Toscana nessuno si sarebbe messo a tradurre la parola dal pisano all’italiano, probabilmente perché le due forme sarebbero state morfologicamente uguali o molto simili. In Sardegna, invece, ci siamo inventati questa etimologia fasulla ed insulsa che continuiamo a diffondere, non sapendo di avere un dolce, su para frittu, il cui nome non solo non dovremmo storpiare nella traduzione, ma non dovremmo tradurre affatto, perché è un prodotto tipico. Comunque, attualmente la situazione è questa: se cerco su google “fatti fritti”, esattamente così come l’ho scritto, fra virgolette, il motore di ricerca mi restituisce 12.100 risultati. Se cerco “frati fritti” i risultati sono 5610. Ancora, se cerco parafrittus ne ho 2340. Mi riprometto di fare la stessa ricerca l’anno prossimo a Carnevale, sperando che la tendenza sia invertita.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

La foto è del sito larosadimonte.blogspot.it

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10 thoughts on “Frati fritti o fatti fritti? Meglio parafrittus

  1. Anche Fra Virgolette è usato male tutti pensano alle virgolette e non al nome di un noto frate.
    Però curioso sto fatto io ero convinta che lo storpiamento del nome fosse frati fritti e non fatti fritti 🙂 Bravo Giulio!

  2. Articolo davvero molto molto interessante.
    Soltanto non ho capito, ma perchè sono tardo, la parte finale relativa al non dovere tradurre para frittu perchè si tratterebbe di prodotto tipico (quindi sardo).
    In particolare, detto che il nome deriva dalla similitudine del dolce al frate, di cui para è equivalente isolano, e che il dolce, se non uguale simile, si mangia anche nel pisano con identico nome in italiano, non capisco la tipicità sarda del dolce e del nome. Soluzione che tornerebbe buona solo ad affermare che il dolce sia nato come parafrittu e poi “esportato” in repubblica marinara ove il nome è stato tradotto.
    Penso di essermi intortato (a proposito di dolci) ma spero che Giulio (ancora tanti complimenti) e gli altri lettori mi abbiano capito.
    Ciao.

  3. Ciao Rosa di Monte, mi fa piacere che abbia apprezzato il mio post. Di che paese sei? La foto è stata presa dal tuo blog perché mi piaceva 🙂 e non avevo parafrittus disponibili da fotografare (ahimè). Il tuo sito, però, è stato citato da subito, non da adesso. Clicca sulla foto, ti apparirà il link 🙂 Adesso lo aggiungo anche alla fine del testo. Conosco il problema delle foto prese gratis dal web senza citarne l’autore perché mi è capitato parecchie volte che me le prendessero. E non lo fanno solo semplici utenti del web, ma anche testate giornalistiche (vedi l’Unione Sarda e la Nuova Sardegna) che, a volte, invece di comprare una foto la cercano gratis su internet, la ritagliano e la stampano al contrario. Meglio sarebbe, almeno come deterrente, scriverci sempre autore e anno sopra; ma non sempre uno ha voglia di farlo. Saluti, Giulio

    • Il web è un “mondo” che dovrebbe unire le persone, farle sentire più vicine le une alle altre, creare amicizie e scambio di idee, di esperienze e di conoscenze. Ahimè non è sempre così: in realtà non ci si parla proprio!. Basterebbe chiedere e verificare la fattibilità delle richieste. Se tu mi conoscessi sapresti che non ho interesse a vendere neppure le foto, ma mi piacerebbe essere informata se qualcuno le apprezza e le usa (con i dovuti riferimenti di autore ) solo questo. IL mio paese è Gonnosfanadiga nel Medio Campidano e le mie ricette sono quelle ereditate dai miei familiari. Amo la pasticceria, sopratutto quella sarda e mi piace chi fa ricerca su questo argomento, anche io ci provo ma ho poco tempo, il mio lavoro è tutt’altro. Tu continua a illuminarci nel tuo blog e lo seguirò.
      ciao
      Gio’

  4. Ho appena condiviso su FB l’interessante e chiarissimo articolo che si è rivelato molto utile in occasione di questo Carnevale. Infatti ieri ho preparato i miei frati fritti, buoni e graditi come sempre in famiglia. Mio figlio ha voluto condividere sui social la gustosa merenda scrivendo correttamente “i frati fritti di mia madre”. Apriti cielo! Quante critiche e nessuno che si ponesse mai il dubbio che forse avesse ragione lui. Per finire: da buona insegnante di Italiano, spero vivamente che prenda sempre più piede l’esatta etimologia: si dice “frati fritti” ed ora sappiamo anche perché. Grazie Giulio!

  5. Pingback: Frati Fritti (Fatti Fritti) | Cucina tra le Isole by Gianna

  6. Pingback: Para frittus, le frittelle a forma di frate | Ricette di Cultura

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