Cabras, Giornata internazionale della donna 2013


associazione per cabras 8 marzo

Fra le iniziative  programmate nel nostro territorio per la giornata internazionale della donna, una delle più interessanti è stata certamente quella svoltasi nel salone parrocchiale della chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Cabras. Titolo del convegno, organizzato dall’associazione Per Cabras: “Le donne nella società, nella politica, nelle istituzioni”. Senza dubbio un’occasione di riflessione sul ruolo della donna nella società odierna. La dott.ssa Emanuela Bilancetta, presidentessa dell’associazione, ha esposto i dati riguardanti le percentuali di presenza femminile nei diversi ambiti della società, sottolineando come la carenza di donne in certi ruoli sia dovuta a motivi culturali, più precisamente ai cosiddetti “stereotipi di genere”, che sono alla base delle differenze di opportunità riservate all’uomo e alla donna. La dott.ssa Giulia Meli ha esaminato specificamente l’importanza della differenza dei generi, la dott.ssa  Letizia Cau la violenza sulle donne, e la dott.ssa Monica Meli l’esperienza imprenditoriale tutta al femminile della Cooperativa Allevatrici Sarde. Cosa sono gli stereotipi di genere? Si tratta di credenze rigide sui ruoli che gli uomini e le donne dovrebbero assumere in qualità del loro essere biologicamente uomini e donne. Sono formule che semplificano la realtà annullando le differenze, o meglio la ricchezza dei due generi. Famiglie e scuole, per prime, dovrebbero educare bambine e bambini a contrastare gli stereotipi entrati nel senso comune e quindi facilmente assimilabili nel processo di crescita, in modo da evitare che la disuguaglianza di genere si trasformi in disuguaglianza sociale nel lavoro e nella vita. In generale l’istituzione  è chiamata ad assumere il ruolo fondamentale di promotrice di una cultura basata sull’uguaglianza dei diritti dei generi. Ogni fase  d’azione dovrebbe essere idealmente preceduta da una fase di riflessione e valutazione del fenomeno. Sarebbe opportuno che in ogni istituzione, a diversi livelli, specie in quello locale, che costituisce il più diretto intermediario tra cittadino e stato, esistessero spazi in cui la persona può esprimere le proprie opinioni sul tema ed eventualmente avanzare proposte in un clima di rispetto e reciproco scambio. Il dialogo tra cittadino e comune dovrebbe essere connotato in maniera proficua, nell’interesse di ambo le parti. Si potrebbe concretizzare, ad esempio, in una serie di azioni volte a tutelare pienamente i diritti della donna. Alle donne che hanno intenzione di creare una famiglia e di mantenere allo stesso tempo il lavoro potrebbero essere offerti aiuti per far sì che vengano rispettati i loro diritti di madri lavoratrici. Dovrebbe essere quindi cura dell’istituzione locale assicurare nel proprio territorio la presenza di una rete di servizi educativi per l’infanzia, pubblici e privati, che soddisfino le esigenze delle madri. La buona qualità dell’offerta potrebbe tradursi nell’istituzione di servizi di prolungamento dell’orario scolastico, i cosiddetti pre-scuola e post scuola, nell’aumento dei posti disponibili nei nidi comunali, nella scelta ragionata delle tariffe per accedere ai servizi di asilo nido, nell’erogazione di contributi economici per usufruire dei servizi di baby sitting.

Dott.ssa Bilancetta, quali sono i motivi per cui nel consiglio comunale di Cabras non ci sono donne e quali potrebbero essere le eventuali soluzioni del caso?

Innanzitutto, occorre dire che la percentuale delle donne che si occupano di politica è molto bassa. In queste condizioni è normale che sia bassa anche la percentuale delle elette. Poi, le donne, pur costituendo la maggioranza della popolazione, non votano le donne! Rilevando la causa di ciò in un fattore di tipo culturale ne ricaviamo che per ottenere una soluzione dovremmo modificare equilibri sociali consolidati, magari con la creazione di nuovi e validi servizi alla donna e alla famiglia.

Cosa pensa delle quote rosa?

Le quote rosa obbligatorie, ovvero le quote minime di presenza femminile all’interno degli organi istituzionali, per un verso assicurano un’effettiva partecipazione delle donne alla politica, peraltro non risolvono il problema perché non si può pensare di combattere pregiudizi culturali facendo solo uso della legislazione. Le donne devono conquistare la politica e le rappresentanze istituzionali con l’impegno e la partecipazione. Le istituzioni devono assicurare un diritto alla partecipazione uguale per ambedue i generi.

Esiste ancora il rischio che l’uguaglianza dei diritti e delle opportunità di uomo e donna venga intesa come omologazione dei generi?

Purtroppo sì. Spesso, quando si fa la comparazione tra l’uomo e la donna quest’ultima viene presentata non solo come diversa ma anche come qualcosa di inferiore; ed è allora  che si sente il bisogno  di raggiungere l’uguaglianza. In questo modo però, si rischia di voler raggiungere la parità tendendo ad annullare le differenze. Le differenze vanno, invece, coltivate e valorizzate. Occorre comprendere che la diversità delle donne è una ricchezza da sfruttare per il bene della collettività.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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