Monumenti Aperti e il Palazzo Giudicale


carcere piazza manno  Riappropriarsi delle proprie tradizioni civili e religiose per rafforzare l’identità collettiva, il senso di appartenenza alla propria comunità, stimolare nelle giovani generazioni la conoscenza della propria storia. Sono queste le finalità di Monumenti Aperti,  manifestazione nata nel 1997 a Cagliari per iniziativa dell’associazionismo civile e culturale e dell’amministrazione civica, estesa all’intera isola dal 2000 attraverso l’assessorato al turismo. A Oristano i monumenti da visitare nel weekend erano 49 e numerose le manifestazioni collaterali. Le anteprime: l’apertura della mostra fotografica MOnuMENTI di Dyaphrama, a cura dell’associazione fotografica Dyaphrama al teatro San Martino e l’evento Ai tempi di Eleonora. Letture e musiche dal mondo della Carta de Logu, lettura del proemio della Carta de Logu e dei principali capitoli riguardanti mestieri e pubblici doveri, a cura di Clara Murtas, e Canti dai codici liturgici arborensi e da altri manoscritti medievali europei a cura di Giacomo Baroffio e Eun Ju Kim. Lodevole l’iniziativa di coinvolgere i ragazzi delle scuole nel ruolo attivo di guide: ancor più che l’utilità immediata del loro lavoro è importante la formazione per una crescita sociale e culturale. Fra i monumenti più visitati, oltre al campanile della cattedrale, il palazzo giudicale. Questo edificio medievale, che subì nel tempo varie trasformazioni ed ebbe diverse destinazioni d’uso,  fu utilizzato come caserma fino al 1872. Quell’anno, in seguito al crollo della torre di San Filippo, allora adibita assieme al castello degli Arborea alla custodia dei detenuti, divenne impellente la necessità di costruire un vero e proprio edificio carcerario moderno. La nuova costruzione, realizzata nelle immediate adiacenze del palazzo Giudicale, fu a questo raccordata, senza alcun rispetto per la sua illustre storia, affinché gli ambienti del palazzo degli Arborea potessero essere utilizzati come uffici del nuovo carcere. Progettista era l’ingegner Gioachino Imperatori.  Questi, laureatosi nella Regia Università di Torino, divenne ispettore del Genio Civile e quindi membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Oggigiorno, la sua opera testimonia un’architettura ispirata ai canoni dell’allora nascente scienza del diritto penitenziario e fa riflettere sugli sviluppi che esso ha avuto in quasi un secolo e mezzo.  Ne consegue l’opportunità di mantenere questa struttura quanto più possibile nello stato in cui si trova. Per quanto riguarda, invece, l’antico palazzo dei Giudici, le alterazioni che ha subito non consentono di individuare ictu oculi la struttura originaria.  E’ necessario dunque l’intervento  degli storici e degli archeologi per restaurare gli ambienti e darci un’idea di come si svolgesse la vita dei sovrani nell’unico palazzo giudicale che, pur attraverso tante vicissitudini, è giunto fino a noi.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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