Cabras, I Tenores del Massachusetts inaugurano Note in Laguna


Con un concerto nel più antico edificio sacro di Cabras, la chiesa dello Spirito Santo, Sa Cresiedda per i cabraresi, è iniziata la XIX edizione di Note in Laguna, la rassegna musicale organizzata ogni estate dal Coro Polifonico G.P. da Palestrina di Cabras.  Una serata particolare perché, oltre al coro diretto dal maestro Giuseppe Erdas, al suonatore di launeddas Stefano Pinna, a Su Cuncordu della Confraternita del Rosario di Santu Lussurgiu e a Su Cuncordu Battor Colonnas di Scano Montiferro si sono esibiti anche i Tenores de Aterùe, il quartetto di cantanti di Williamstown, Massachusetts al loro primo tour in Sardegna. L’etnomusicologo Sebastiano Pilosu ha fatto una breve presentazione: ”La particolarità e la bellezza di questa esperienza musicale che stiamo vivendo è dovuta al fatto che si realizza all’esatto contrario di come siamo stati abituati fino ad oggi. Quanti sardi, dai gruppi musicali degli anni ‘50 e ‘60 fino a quelli di oggi hanno suonato la musica che proveniva dall’America? Per sessant’anni siamo stati influenzati dalla musica americana, che ha cambiato il nostro modo di ascoltare e di fare musica. E’ vero che anche noi abbiamo gettato il seme della musica sarda portandola all’estero, ma il cambiamento epocale è avvenuto con internet. E così, questa nostra musica, spesso sottovalutata nella nostra isola, ma così bella e così diversa da tutte le altre musiche, ha varcato l’oceano ed è entrata nelle orecchie e nel cuore di persone lontane che se ne sono innamorate”. I Tenores de Aterùe: Douglas Paisley (Boghe), Gideon Crevoshay (Mesu ‘oghe), Avery Book (Bassu) e Carl Linich (Contra) sono in viaggio in Sardegna per approfondire i loro studi, immergersi totalmente nella cultura sarda e tornare con un documentario che possa servire a loro e ad altri interessati alla musica sarda. La storia. Nel 2004, a Williamstown, Carl dirigeva un coro di musica polifonica tradizionale in cui cantava Douglas. I due discutevano di vari tipi di canto ed erano entrambi particolarmente impressionati dal canto a tenore sardo.

  “Non sarebbe bellissimo provare a cantarlo?” dissero “ma come?” Non avevano un insegnante, non conoscevano nemmeno un sardo e non riuscivano a capire cosa facessero con le loro voci i singoli tenores. Era come un mare di voci senza un inizio e una fine, un alto e un basso. Passarono quattro anni fino a quando, nel 2008, scoprirono un video nel sito web dei Tenores di Bitti in cui i sardi cantano prima ognuno la sua parte e poi tutti insieme. “Fu la nostra Stele di Rosetta”. Allora trovarono altri due musicisti, uno dei quali aveva già imparato a cantare usando la gola. Da lì iniziarono a esercitarsi e a esibirsi fino al loro viaggio in Sardegna. Il resto lo vedremo nel documentario.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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