Il concorso Binu e alcune considerazioni sul vino in Sardegna


primo premio binu

E’ una vernaccia di Oristano DOC,  Antico Gregori, dell’azienda  vinicola Contini di Cabras ad aggiudicarsi il primo premio del concorso enologico nazionale Binu, promosso dalle Camere di Commercio di Oristano e Nuoro in collaborazione con  l’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori vino) e l’agenzia regionale Laore. Il secondo premio è andato al Don Giovanni, vermentino di Sardegna Doc del 2012, prodotto dalla cantina Il Nuraghe di Mogoro, il terzo a Illunis rosso, aglianico del Taburno DOC del 2005, dell’azienda campana Caputalbus, di Ponte, in provincia di Benevento. Erano 142 i vini in gara, esposti al teatro San Martino, di cui 126 sardi. Una manifestazione nata con la filosofia di  valorizzare il vino nei suoi molteplici aspetti: dai forti legami col territorio e con le sue produzioni agroalimentari alle implicanze di carattere culturale,  sino ad arrivare alle declinazioni  che il vino può offrire con la musica. Tre giorni, nel centro storico del capoluogo, ricchi di eventi collaterali, con degustazioni guidate di vini nel Chiostro del Carmine, percorsi gastronomici, momenti dedicati alla cultura e all’intrattenimento.

Il vino fa parte della cultura della Sardegna da migliaia di anni. Nel 2008, nella zona della golena del Tirso, fra Oristano e Cabras, durante i lavori per la costruzione della rotatoria di Brabau fu scoperto il sito nuragico di Sa Osa. Un ritrovamento atipico, poiché in superficie non c’era nulla di monumentale che lo richiamasse. Sottoterra, in un pozzo profondo quattro metri, furono rinvenuti oggetti di legno lavorato e vasi pieni di fango in cui erano ben conservati semi di cereali, olive, legumi, fichi e uva. Questi ultimi, disse il soprintendente Alessandro Usai, documentano l’uso del vino in Sardegna già in quell’epoca antichissima. Che vino sarà stato? Vernaccia? Cannonau? Analisi morfocolorimetriche sui semi di Sa Osa e sui semi trovati nell’isola del Coltellazzo (Pula) hanno dimostrato che questi appartengono a viti domestiche, diverse da quelle attualmente coltivate, ma diverse anche fra di loro. Dunque in Sardegna c’è una biodiversità che si è formata in millenni di viticoltura. Ma quanto valorizziamo, nella nostra isola, i vitigni autoctoni?

Ce lo dice il presidente della giuria di Binu, l’enologo Enzo Biondo:

“Noi in Sardegna abbiamo 150 vitigni del territorio. In Francia hanno 100.000 ettari di cannonau, chiamato grenache, in Spagna 130.000 (in Sardegna sono 7500 Ndr). I francesi stanno estirpando il syrah, il carignano, il merlot e stanno impiantando il nostro muristellu, che loro chiamano mourvedre, mentre da noi non lo stiamo più nemmeno considerando. Noi stiamo perdendo la nostra identità. Abbiamo eccellenze in Sardegna: la vernaccia, la malvasia, il cannonau, il semidano… Questo concorso serve per veicolare  non solo le nostre produzioni ma anche le eccellenze italiane. Il consumatore deve diventare il nostro messaggero e il messaggio glielo dobbiamo far arrivare con i nostri prodotti attraverso i concorsi. Quella sarda è una piccola produzione ma validissima. Cosa aspettano i produttori sardi a migliorare le loro produzioni facendole diventare DOC e DOCG? Perché non abbiamo una vernaccia DOCG quando una vernaccia di San Gimignano, un vino da 11,5 gradi, ce l’ha? La Sardegna ha un solo vino DOCG, il vermentino di Gallura. In Piemonte o in Toscana, da questo punto di vista, sono molto più avanti. Hanno l’80% dei prodotti DOCG. Utilizzano due uve, in modo particolare: i toscani hanno il sangiovese e i piemontesi hanno il nebbiolo. Dal nebbiolo fanno il barolo, il barbaresco e altre quattro o cinque varietà. Per il barolo utilizzano il 100% di nebbiolo, nelle altre varietà la percentuale varia dall’80% all’ 85%. La stessa cosa fanno i toscani con il sangiovese. Nel brunello di Montalcino la percentuale di sangiovese è il 100%, in tutti gli altri, che chiamano chianti classico, della Valle D’Orcia, di San Giacomo etc. usano una percentuale di sangiovese che varia dall’85% al 100%. Con il cannonau, ad esempio, si potrebbe fare la stessa cosa. Fare una classificazione di prodotti che possano andare su canali diversi partendo da un prezzo basso per arrivare a un prezzo più alto.” Un’altra proposta Biondo la fa per la creazione di un consorzio dei produttori che potrebbe rilanciare la vernaccia a livello mondiale. Speriamo che questo primo premio sia di buon auspicio.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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