Il libro: Viaggio nell’Oristanese


foto trainitoE’ stato presentato nell’aula consiliare della Provincia il libro “Viaggio nell’Oristanese” di Egidio Trainito. Il volume, sponsorizzato dall’ente e pubblicato da Carlo Delfino editore, è stato presentato dall’archeologo Raimondo Zucca, dal biologo Bruno Paliaga e dalla geologa Daniela Pani. E’ un libro che si legge in venti minuti perché le fotografie sono abbondanti. Tratta il territorio oristanese partendo da un approccio geografico, cercando di farne una descrizione per quanto possibile esaustiva. La prima parte è dedicata alla geografia umana e parte dalla preistoria. Dal Monte Arci, dove si lavorava l’ossidiana, si passa ai monumenti megalitici di Asuni e Laconi, alle domus de janas di Iloi Ispeluncas, il nuraghe Losa e il pozzo sacro di Santa Cristina. Il periodo punico e quello romano sono descritti dalle foto dei siti di Tharros, Mistras, Santa Giusta e Fordongianus. Da lì si passa al periodo bizantino, con la basilica paleocristiana di San Giovanni di Sinis e l’ipogeo di San Salvatore, al romanico di San Lussorio di Fordongianus e al barocco delle chiese di Ales e di Bosa o del portale di Vitu Sotto, con una divagazione sui murales di Pina Monne a Flussio, Sagama e Tinnura. Non poteva mancare la piazza Eleonora di Oristano e un particolare del centro storico di Santu Lussurgiu. Il capitolo “Dalle lagune ai vulcani” è ricco di foto aeree e di paesaggi, da Marceddì alla Giara, alla foce del Tirso, Sal’e porcus, il lago Omodeo, ma anche macrofotografie di endemismi come le orchidee più rare. “Nel regno del corallo” è il capitolo in cui si tratta direttamente del mare. Anche qui si cambia spesso ottica, passando dalle foto aeree delle coste e dell’isola di Mal di Ventre ai particolari di specie vegetali di rilevanza biogeografica, come l’elianthemum caput-felis che fiorisce solo nel Sinis, ai voli di fenicotteri e ai nidi dei marangoni dal ciuffo. Poi ci si immerge alla ricerca di relitti, di fauna e di flora marina. L’ultimo capitolo è dedicato alle tradizioni: Sartiglia, Ardia e le altre corse equestri e poi il carnevale di Bosa, i riti della settimana santa di Cuglieri, la corsa degli scalzi, i fassonis e le tradizioni alimentari come la bottarga di Cabras e le lorighittas di Morgongiori. L’intero libro è scritto in due lingue, italiano e inglese. I testi danno un’idea generale del territorio e forniscono spunti a chi volesse approfondirne la conoscenza. Le foto sono forse un po’ troppo soggettive. Nell’onomastica sarda ci sono, purtroppo, delle imprecisioni. Alla fine del libro, la tavola degli 88 comuni della Provincia riporta i dati demografici del 2003. Simpatica l’idea di inserire una foto del quartiere Sa Costa di Bosa, che occupa quattro pagine con le sue case tutte colorate.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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