La sala dell’ordine dei medici intitolata al giovane chirurgo ghilarzese Antonio Carta, tragicamente scomparso


Madre di Antonio Carta e Dott

“Mamma, io voglio fare il medico, e voglio curare i sardi, perché i sardi vanno a cercarsi un pezzo di pane in Continente, in Europa e anche nel mondo e io voglio che i sardi non vadano a cercare anche la salute fuori dalla Sardegna”

La signora Palmira, vestita di nero, guarda la platea attraverso le lacrime: c’è il sindaco di Oristano, quello di Ghilarza, il suo paese, c’è Emilio Floris, dirigente della casa di cura S. Antonio dove il figlio lavorava, c’è il direttore della ASL Mariano Meloni e una moltitudine di colleghi ed amici di Antonio. Sono lì per ricordarlo con lei e intitolargli la sala dell’ordine dei medici a dieci anni dalla scomparsa.

Il giovane cardiochirurgo Antonio Carta, quella tragica alba del febbraio 2004 stava tornando da Roma a bordo di un cessna insieme al primario Alessandro Ricchi, al perfusionista Giammarco Pinna e a tre uomini dell’equipaggio, Helmut Zullner, Thomas Giacomuzzi e Daniele Giacobbe, per portare un cuore da trapiantare a un paziente ricoverato al Brotzu.

“L’ultimo messaggio di Ricchi, la sera prima era stato: stiamo partendo, tutto a posto” ricorda Ugo Storelli, allora direttore del Centro trapianti “Mi dimenticai di mettere il cellulare in carica prima di dormire e la mattina dopo trovai venti chiamate. Mi dissero che era sparito l’aereo. Non ci potevo credere. Andai al Brotzu e trovai un silenzio irreale. Tremila persone, in silenzio. Speravamo avessero fatto un ammaraggio d’emergenza, ma verso le dieci ci diedero la notizia che l’aereo era scomparso sui monti dei Sette Fratelli. Ricordo il primo colloquio con la signora Palmira, la speranza ridotta a un lumicino. Era un periodo di intensa attività in cardiochirurgia a Cagliari e Ricchi era all’avanguardia: una volta non si trovava il cuore da trapiantare su un ragazzino di 15 anni e lui valutò e decise di trapiantargli quello di una donna settantenne di Sassari. Antonio Carta lo seguiva sempre, era la sua missione, voleva apprenderne i segreti”.

E l’ha seguito fino alla fine. Antonio Carta è morto sul lavoro e il presidente Ciampi gli ha già concesso la medaglia al valor civile, così come alla dottoressa Zedda, uccisa nell’estate del 2003 durante un turno di guardia medica a Solarussa. A lei è stata recentemente dedicata la nuova ala dell’ospedale San Martino di Oristano.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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