Monti Prama, qualche domanda spontanea


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Il sito archeologico di Monti Prama continua a regalare sorprese. Dopo i ritrovamento dei due giganti “gemelli” della settimana scorsa, l’ingegner Gaetano Ranieri, ordinario di Geofisica applicata nella facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, che ha analizzato il sottosuolo della collina con il georadar, parla di un sito che potrebbe rivelarsi la più grande scoperta del Mediterraneo, occidentale quantomeno, negli ultimi 50 anni. Potrebbe essere un cantiere di scavo gigantesco. E’ possibile che a poca profondità vi sia un altro gigante e una grande costruzione. Viene spontaneo chiedersi perché i lavori in un sito di questa importanza siano rimasti fermi 35 anni e perché il restauro dei reperti sia iniziato solo nel 2008. Stupisce anche il fatto che il cantiere, durante i lavori, sia rimasto incustodito e visitabile dai curiosi di passaggio per le vicine spiagge fino alla notte fra il 21 e il 22 settembre, quando qualcuno è entrato a violare una tomba. Nell’emergenza, l’archeologo Raimondo Zucca ha deciso di stipulare a suo nome un contratto con una ditta di vigilanza privata di Oristano. Da allora, in attesa che gli enti competenti organizzino un bando per la vigilanza, gli ha dato un aiuto economico l’Università di Sassari.  Per quanto riguarda i due ultimi giganti scoperti, è probabile che le statue, una volta estratte dal terreno, vengano esposte al pubblico in una sala del museo di Cabras, forse anche perché il magazzino nel seminterrato ha il soffitto troppo basso. A che punto sono i lavori di ampliamento del museo civico di Cabras? In questo giornale avevamo già sostenuto l’opportunità di riunire tutte le statue in un museo più vicino possibile al contesto archeologico, per ovvie esigenze di studio e interpretazione da parte degli esperti e per facilitare al pubblico la comprensione della dimensione storica, socioculturale e ambientale dei Giganti. Ora che gli scavi stanno restituendo reperti quasi quotidianamente, non si potrebbe portare i restauratori a Cabras e farli lavorare, almeno in certe fasi, in una sala esposta al pubblico? Fra l’altro potrebbero collaborare con gli archeologi già nel sito del ritrovamento e i vantaggi sarebbero reciproci. Sarebbe anche un modo per cominciare a coinvolgere maggiormente la comunità locale nel recupero della propria memoria e identità e imparare a valorizzarle, anche in senso economico. E in una terra da cui i giovani emigrano per mancanza di lavoro ce ne sarebbe veramente bisogno. Invece si vogliono far emigrare anche i Giganti, mandarli in giro come testimonial. Testimonial di cosa, visto che di loro sappiamo ancora ben poco?

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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One thought on “Monti Prama, qualche domanda spontanea

  1. Ciao Giulio, non saró certo io a chiarire il motivo della disattenzione verso la storia e l’archeologia sarda degli ultimi decenni. Mi pare interessante, tuttavia, l’interpretazione “colonialista” (http://www.nurnet.it/it/1311/LETTERA_DI_UN_ARCHEOLOGO_PENTITO.html) in ossequio alla quale ogni “scorreggia” del conquistatore debba essere citata nei testi scolastici, cosí da destare meraviglia e rispetto nel popolo sottomesso. Non basta, é necessario che al medesimo sia sottratta la propria cultura e minimizzata la Storia.
    Mi sveglio tardi, si, e forse non mi sarei ancora svegliato se non avessi lasciato il Bel Paese. Da fuori, tutto é piú chiaro.
    Un saluto a tutti

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