Lingua sarda: si va verso la doppia norma?


Nella Commissione Cultura del consiglio regionale si discute di sospendere la sperimentazione della LSC, la cosiddetta Limba Sarda Comuna, iniziata nel 2006, per passare alla sperimentazione di un doppio standard, composto da due norme: la logudorese e la campidanese. Era ovvio che si sarebbe arrivati a questa contrapposizione. Avevamo già parlato di come era nata la Limba Sarda Comuna e delle successive vicende di politica linguistica regionale. La LSC era una proposta sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale. Era stata elaborata da una commissione di esperti che però da subito avevano iniziato a manifestare dubbi sul suo utilizzo. Dunque, da allora chi si è occupato di tutela della lingua e della cultura sarda è stato il Servizio Lingua e Cultura Sarda della Regione Sardegna attraverso gli isportellos linguisticos che hanno dato lavoro a circa 150 operadores. Ora la carica di direttore è vacante, la Regione ha previsto il pagamento degli stipendi del 2013 agli operatori, ma non si sa ancora quale sarà la pianificazione linguistica durante il governo Pigliaru.

Nel frattempo facciamoci qualche domanda. Dopo 8 anni di sperimentazione, la LSC si è rivelata efficace? E’ diventata la lingua comune usata dai sardi?

Probabilmente c’è stato un errore di fondo. Si è individuata la causa principale della debolezza del sardo nel fatto che la lingua non godesse di grande prestigio in quanto non utilizzata dalla pubblica amministrazione. Certamente, se lo fosse avrebbe grande prestigio e non sarebbe una lingua da tutelare; ma era questa la prima cosa da fare o era meglio seguire un’altra logica di pianificazione linguistica? E’ sufficiente il prestigio per tenere viva una lingua?

Dunque nel 2006 la Regione chiese a una commissione di linguisti di elaborare le Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale. La prima cosa che gli esperti si saranno detti è: “poiché esistono perlomeno due macrovarietà del sardo, una del cosiddetto Capo di Sopra e una del Capo di Sotto, prima di fare la norma dobbiamo scegliere una varietà, quale prendiamo?”

Difatti la norma, come già dimostrato in un articolo precedente, riguarda la varietà settentrionale del sardo ed è utile, nei suoi limiti, a salvaguardare esclusivamente questa varietà.

A questo punto un’altra domanda da farsi prima di varare il Piano Triennale Linguistico 2014-2016 dovrebbe essere questa: il sardo è più parlato rispetto a otto anni fa?

Il sardo è una lingua che rischia l’estinzione. Scomparso ormai da secoli dall’uso pubblico ufficiale, ora sta perdendo anche l’uso parlato quotidiano. Prima l’italiano, per chi lo parlava, era riservato agli usi ufficiali e formali e il sardo alla conversazione quotidiana. Ultimamente l’italiano si è esteso anche a domini di impiego che prima appartenevano al sardo, ad esempio in famiglia. Se non si inverte questa tendenza rischiamo di ritrovarci nelle mani uno statuto scritto in una lingua morta. In questa situazione linguistica, sociale, economica è fondamentale rafforzare la diglossia e scongiurare il rischio che si interrompa la trasmissione intergenerazionale della lingua. E’ certamente prioritario salvaguardare il sardo come elemento fondamentale dell’identità culturale dei sardi piuttosto che tradurre le  deliberatziones della RAS in una lingua che spesso ha la sintassi e il lessico dell’italiano e la morfologia del logudorese. In questo senso, ben venga la sperimentazione di uno standard a doppia norma che sia funzionale anche alla trasmissione del sardo meridionale nella vita quotidiana, nel paese, nella scuola, nell’arte, su internet. Sempre che sia di facile intuizione e utilizzo e le regole siano accettate senza difficoltà dai parlanti.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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One thought on “Lingua sarda: si va verso la doppia norma?

  1. L’unica cosa da fare sarebbe stato togliersi la veste dell’amministratore e mettersi pantaloni e maglietta, vivere da uomo qualunque e capire senza bisogno di commissioni di esperti che il cittadino di Sassari mai avrebbe capito e parlato la stessa lingua di quello di Cagliari. Ora questo spiraglio di doppio binario, a voler riconoscere la differenza sostanziale fra campidanese e logudorese, tralasciando con la medesima cecità che domani l’uomo di Nuoro probabilmente se ne fregherà di entrambi e non si riconoscerà in alcuno. I dati sugli operatori e sugli anni sprecati in queste spocchiose esercitazioni di nicchia, lontane anni luce dalle reali priorità dell’identità nazionale, non possono che nauseare. Mi auguro che la nuova amministrazione sia un minimo illuminata ed eviti di finanziare progetti assolutamente infondati, percepiti come inutili da chiunque.

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