Oristano, ecco le Case dell’Acqua. Qualche domanda al consigliere Peppe Lai


case dell'acqua

A Oristano presto sorgeranno quattro Case dell’acqua. Le ha volute la Giunta Tendas che ha pubblicato il bando per la concessione delle aree pubbliche destinate ad ospitare per 9 anni i quattro distributori  automatici di acqua alla spina. Le offerte dovranno essere presentate entro il 29 Dicembre. Le Case dell’acqua saranno sistemate in aree pubbliche all’angolo tra Viale Repubblica e via Carpaccio, in Via Pirandello di fronte alla chiesa di San Paolo, tra piazza Torrente e via Carbonia e a Silì in piazza caduti all’angolo con via Paolo VI. Saranno in funzione per almeno 13 ore al giorno, preferibilmente dalle 6 alle 23, tutti i giorni, festivi compresi. “Abbiamo immaginato delle strutture prefabbricate, illuminate, composte da due vani distinti per l’erogazione dell’acqua  naturale, gassata  e/o refrigerata, dotate di conta litri,  filtrazione di tipo meccanico a carboni attivi e sistema di disinfestazione – spiegano il Sindaco Guido Tendas e l’Assessore al Decoro urbano e ai servizi tecnologici Efisio Sanna -. Sono molti i benefici ambientali legati all’utilizzo delle case dell’acqua e tra questi il risparmio della plastica e la riduzione dei trasporti su ruote per la distribuzione delle bottiglie. Importante anche il risparmio economico per le famiglie oristanesi che decideranno di utilizzare le Case dell’acqua. E infatti ci aspettiamo una risposta più che positiva dei cittadini soprattutto tra coloro che appartengono alle fasce più deboli”. Il pagamento avverrà tramite scheda, o chiavetta prepagata, fornita dal concessionario, ma anche con monete e banconote. Il prezzo massimo sarà di 5 centesimi a litro e dovrà rimanere invariato per  almeno 36 mesi. Nell’impianto di viale Repubblica si potrà selezionare l’erogazione di acqua con  bicchiere monouso. Il concessionario dovrà garantire la pulizia dei punti di erogazione e delle aree di pertinenza, delle pareti, la sostituzione dei filtri e la sanificazione circuiti idraulici, i rifornimenti di anidride carbonica alimentare, la sanificazione dei circuiti dell’acqua e di tutte le parti a contatto con l’acqua e le analisi batteriologiche. I risultati delle analisi chimico-fisiche e microbiologiche saranno trasmessi al Comune e affissi nella casa dell’acqua. Il concessionario dovrà realizzare basamenti e camminamenti di avvicinamento dal bordo della strada. Il canone minimo che il concessionario dovrà versare al Comune è di 500 Euro all’anno per ciascun sito. Oltre al canone il concessionario si impegna a riconoscere all’amministrazione Comunale un corrispettivo aggiuntivo minimo del 5% per ogni litro di acqua erogata.

 Abbiamo parlato con il consigliere di maggioranza Peppe Lai, che aveva proposto questa iniziativa già nel programma elettorale: 

Prima di parlare delle Case dell’acqua facciamo una premessa, un quadro della situazione. Durante la scorsa consiliatura il comune di Oristano, che fino allora aveva gestito il servizio idrico autonomamente, è entrato a far parte di Abbanoa, la SpA che ormai gestisce l’acqua di quasi tutti i comuni sardi e di cui moltissimi sono scontenti. Fino allora Oristano aveva una rete idrica, fatta a spese dei cittadini, che funzionava abbastanza bene e costi delle bollette inferiori agli attuali e a quelli che si pagavano in altri comuni più grandi. Ora, nella SpA, ci stiamo dividendo le spese.  L’assessore al bilancio, l’altro giorno, ha definito il contratto con Abbanoa “sciagurato”, anche lei la pensa così?

Sì, esatto. Abbanoa è una società per azioni e come tale si comporta. Attualmente il comune è in causa con Abbanoa perché vanta dei crediti nei confronti della società; in parte questo capitale sta iniziando a essere restituito, ma i due enti comunicano per carte bollate.

Allora la domanda spontanea è questa: perché il comune non esce da Abbanoa? Ci sono motivazioni politiche?

No, ora come ora uscire da Abbanoa comporterebbe dei costi importanti. Il Comune non ha più le figure che si occupavano del servizio idrico, così come ne ha perse tante altre nel corso degli anni. Il cantiere comunale non può più affrontare tutta una serie di problematiche che un tempo affrontava, per cui ora si ricorre a LSU o a ditte esterne. L’uscita da Abbanoa non è così semplice e va studiata, ma chiaramente l’idea è quella che il Comune debba tornare a gestire l’acqua.

Le fontanelle pubbliche stanno pian piano scomparendo. Di questo passo le casette dell’acqua a pagamento saranno una scelta obbligata per il cittadino che prima prendeva l’acqua potabile liberamente in strada, un servizio che gli era dovuto, pagato con le tasse…

E’ brutto a dirsi, ma praticamente noi non siamo più i proprietari dell’acqua. Abbanoa non ha interesse a tenere aperte le fontanelle perché non hanno un contatore.

In una situazione di questo tipo, il Comune dovrebbe incassare il 5% dei guadagni delle Case dell’acqua e un canone di 500 euro all’anno dal concessionario: il Comune si mette a vendere ai cittadini l’acqua che dovrebbe essere già loro? Non le sembra che la politica del Comune vada nella stessa direzione di quella di Abbanoa?

Questa decisione non va nella stessa direzione di quelle di Abbanoa; in direzione di Abbanoa ci vanno le carte bollate e gli avvocati e ora andremo anche a incontrare l’amministratore delegato di Abbanoa per trovare una soluzione condivisa. Se e quando si uscirà da Abbanoa, il fornitore dell’acqua alle Case dell’acqua sarà il Comune e allora si potranno abbassare i costi o dare un tot di litri gratis ai cittadini e riaprire le fontanelle. Allora sarà una scelta del cittadino quella di comprare l’acqua alle Case dell’acqua piuttosto che prenderla alla fontanella o comprarla al supermercato, l’obiettivo è quello.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

Annunci

2 thoughts on “Oristano, ecco le Case dell’Acqua. Qualche domanda al consigliere Peppe Lai

  1. Tutto al futuro ciò che FARA’ il Comune. Le promesse sono sempre coniugate al futuro. Le stronzate hanno i verbi al passato ed anche al presente

  2. Quanta ignoranza! L’Ing. Bonaso, buon anima, aveva seguito come prioritario proprio il servizio idrico! Quando l’acqua proveniente da Santu Lussurgiu, venne abbandonata in quanto le adduttrici erano in tubi di cemento-amianto, si realizzarono subito i pozzi trivellati! Attualmente quindi la rete di arrivo è praticamente nulla! Resta quella di distribuzione. La densità dell’acqua non viene controllata (oggi 1480 ppm), per cui nessun confronto è possibile con l’acqua in vendita in bottiglia. La gestione diretta da parte del Comune, con le dovute attenzioni, avrebbe un costo minimale!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...