Carta de Logu, recenti acquisizioni nello studio delle antiche edizioni a stampa


edoardo barbieri istarCom’era la prima Carta de Logu, quando l’opera normativa fu promulgata da Eleonora d’Arborea sul finire del milletrecento? Non poteva essere, ovviamente, un’edizione a stampa. La storica invenzione di Johann Gutemberg, infatti, è datata 1455, anno in cui fu pubblicata la celebre Bibbia a 42 linee. Dunque la Carta de Logu era manoscritta e, purtroppo, il manoscritto originale è andato perduto. In quali edizioni, allora, è arrivato fino a noi il corpus giuridico che regolava la vita civile nel Giudicato d’Arborea? Abbiamo una copia manoscritta databile all’ultimo quarto del 1400, il Codice 211, custodito nella Biblioteca Universitaria di Cagliari. Di questa, l’Istar ( Istituto Storico Arborense) ha curato la prima edizione critica nel 2010. Le altre sono copie a stampa. Per parlare delle recenti acquisizioni nello studio delle edizioni a stampa più antiche, l’Istar ha invitato il professor Edoardo Barbieri, studioso di fama internazionale, ordinario di Storia del libro all’Università Cattolica di Milano, che ha illustrato, nella sala gremita dell’Hospitalis Sancti Antoni, le scoperte del suo allievo Alessandro Ledda.

Abbiamo un incunabolo (ricordiamo che gli incunaboli sono i primi prodotti della tipografia, dalle origini fino al 1500 incluso) ma ci dice poco: l’enorme bibliografia è spesso confusa. Noi non sappiamo chi ha promosso l’edizione, chi l’ha pagata, chi era il committente perché non è presente il colophon, cioè la sottoscrizione che normalmente riportava questi dati. I caratteri usati sono gotici comuni e non si conosce alcuna tipografia al mondo che li abbia utilizzati.

La cultura della stampa era già presente in Sardegna, ma questo non significa che tecnicamente i libri venissero stampati sull’isola.

Alessandro Ledda ha esaminato l’edizione di Stefano Moretto del 1560 e ha fatto un’importante scoperta.

In questa edizione troviamo il colophon, che ci dice appunto: Callerii apud Stephanum Moretium. Chi era Stefano Moretto? Era un tipografo sardo?

Stefano Moretto era un libraio editore bresciano, il quale è attestato a Cagliari dal 1554 al 1577; aveva anche una libreria a Sassari. Non era un tipografo. Ma allora questa edizione dove è stata stampata? Ce lo dice Ledda, che ha trovato il carattere dopo una ricerca durata tre anni. L’ha trovato in un’edizione di Mattia Cancer, tipografo napoletano anch’egli di origine bresciana. Ledda non  ha individuato solo il carattere G98, ma ha trovato le stesse decorazioni del Cancer, due aironi distesi. Dunque, un’iniziativa intellettualmente ed economicamente sarda ma il testo fu fatto stampare fuori. Allora occorre cambiare punto di vista e considerare che l’assenza di tipografie in Sardegna non significa affatto mancanza di cultura tipografica. Sull’isola si leggeva e si sapeva più di quanto comunemente si pensi, tanto che si ordinava la stampa dei libri ai migliori specialisti del tempo. Insomma, in termini attuali si potrebbe dire che già da allora c’era l’esternalizzazione del lavoro.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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