Oristano nascosta, cosa c’è sottoterra?


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 Una Oristano medievale sotterranea, fatta di cunicoli, cisterne, forni, ambienti dove si poteva passare a cavallo: in tanti ne hanno sentito parlare ma in pochissimi hanno visto e ancora meno hanno studiato.

È questo l’argomento dell’incontro pubblico con il gruppo Oristano nascosta, composto dall’architetto Marco Piras, lo storico Maurizio Casu, il musicologo Antonello Manca e il rettore del seminario arcivescovile don Gianni Pippia.

I quattro condividono l’intento di valorizzare il periodo storico giudicale, in cui Oristano era una capitale di importanza internazionale, e nello specifico si battono per chiedere la restituzione alla città di un simbolo importantissimo: il palazzo dei Giudici d’Arborea.

Come è noto, il palazzo dei Giudici fu annesso alla struttura del carcere di piazza Manno, costruito nel 1872, e per questa ragione è rimasto interdetto al pubblico fino al 2013, quando l’istituto penitenziario è stato trasferito nella frazione di Massama. Tuttora, però, l’edificio appartiene al demanio dello Stato.

I problemi per riappropriarsi del monumento e valorizzarlo sono almeno due: il primo è amministrativo-burocratico e riguarda il passaggio del bene dallo Stato al Comune di Oristano.

Viene da chiedersi a che punto sia la pratica e per quale motivo  passi tanto tempo per sbrigarla.

In questo senso, Oristano Nascosta si sta muovendo con una petizione online per “sensibilizzare” gli enti preposti.

Il secondo problema riguarda la sensibilizzazione dei cittadini stessi.

Pensiamo a quando fu edificata la struttura carceraria. La Sardegna era da poco entrata a far parte del Regno d’Italia, Oristano era una piccola città agricola della periferia del regno. Non c’era la cultura per preservare un bene storico come la reggia dei Giudici e in tanti saranno stati contenti che si costruisse un grande edificio moderno che facesse somigliare Oristano alle altre città d’Italia. Poco più tardi, nel 1906 fu demolita la Porta a mari, altro monumento giudicale, che veniva visto come un rudere, un simbolo di degrado.

Ci si accorge sempre tardi. Probabilmente quando fu costruito il palazzo SO.TI.CO molti criticavano l’errore di aver buttato giù la Porta a mari e quando è stata rifatta la pavimentazione di piazza Roma molti erano occupati a criticare il vicino palazzo SO.TI.CO.

Tuttora, del periodo giudicale c’è più di quanto appaia.

Non è facile vedere quanta parte del palazzo dei Giudici sia ancora in piedi. Va fatto un lavoro scientifico per scoprirla e valorizzarla.

Anche in questo senso sembra che il gruppo Oristano Nascosta stia facendo una cosa giusta. Infatti i quattro sono andati a vedere cosa c’è sottoterra, partendo dalla convinzione che i cunicoli si diramassero dalla reggia. Diffondere le immagini degli ambienti sotterranei è un punto di partenza per iniziare a sensibilizzare l’opinione pubblica, mappare i cunicoli e catalogare gli ambienti può essere l’inizio di una ricerca storica e archeologica e una successiva valorizzazione, per le quali si potrebbero chiedere finanziamenti. Anche l’oculus, il visore che permette di passeggiare per il centro storico mentre si osserva la città medievale ricostruita virtualmente, sembra una buona idea per sensibilizzare cittadini e rappresentanti delle istituzioni al rispetto dell’urbanistica storica della città.

La notizia di una Oristano sotterranea, come si poteva supporre, è stata riportata dalla maggior parte dei media. Ora si attendono ulteriori sviluppi, senza perdere di vista il primo obiettivo: riacquisire il palazzo dei Giudici.

Articolo scritto per il settimanale L’Arborense

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